Lifestyle

Food Photography #5 con Laura

aprile 12, 2014
Frittatine all'ortica e peperoni secchi
Buongiorno!
E’ con immenso piacere che vi presento (ma forse la conoscete già!) Laura del Blog Ilgamberorusso, una persona davvero gentile e disponibile, che si è subito dimostrata umile e collaborativa e che ha deciso di unirsi a noi e scrivere un Guest Post per la rubrica di Food Photography.
Io ho già approfittato della sua disponibilità e le ho fatto un sacco di domande alle quali lei ha risposto in modo più che esaustivo, perciò se avete qualche dubbio e volete alcuni consigli riguardanti la fotografia di food, lasciate un commento qui sotto e sono sicura che troverete pane per i vostri denti 😉
Vi rubo ancora qualche minuto, prima di introdurvi il post di Laura.
Voglio ringraziare tutte le ragazze che hanno contribuito a realizzare questa rubrica, persone davvero carine e precise, che hanno dedicato ritagli del loro tempo per preparare post e foto per noi e che mi hanno mandato tutto il materiale con un tempismo perfetto.
Naturalmente la rubrica non si ferma, anzi, sono in attesa dei prossimi post da altre Bloggers che, sono sicura, apprezzerete tantissimo!
Ma ora vi lascio nelle mani di Laura, buona lettura!

Mi chiamo Laura e il mio blog è Ilgamberorusso.

Quando Beatrice mi ha proposto di allargare la visuale ai miei dietro le quinte, ho sentito un naturale slancio verso l’idea della condivisione della food photography, ma in egual misura non è mancata qualche perplessità: dovuta per lo più al fatto di non essere così consapevole di quello che faccio quando scatto. Il mio approccio alla fotografia è molto istintivo e ‘ignorante’: ignoro infatti tutte le potenzialità della macchinetta che utilizzo e le mie certezze si sono così ancorate saldamente a due, tre principi di base, da cui difficilmente mi allontano per paura di sbagliare. Credo insomma di avere molto da imparare, ma allo stesso tempo se la mia ‘esperienza’ di base può rivelarsi utile a qualcuno, sono felice di poterla condividere. Eccola qua, per voi.

Quando ho preso per la prima volta in mano (poco più di due anni fa) una macchinetta fotografica (in assoluto) si trattava della stessa reflex che utilizzo ancora oggi: una Canon acquistata, nel mare magnum delle infinite possibilità, solo perché un commesso, dietro il bancone, mi ‘assicurava’ che il mio modello era per principianti (una Canon Eos 1100 D) e che sarebbe stata abbastanza intuitiva “forse più di una Nikon” – ha detto lui.

Ho cominciato così a scattare le foto con la lente 18 -55mm, ma la prima rivoluzione in fatto di luminosità l’ha fatta il 50mm f1.8: questa è la lente che adoro nelle foto di food, ma anche nei ritratti in genere.

La luce che preferisco è quella naturale, ma in effetti è anche l’unica che ho l’opportunità di conoscere. Per impiegarla al meglio cerco di scattare la mattina quando mi è possibile (solo in occasione dei fine settimana) o durante la pausa pranzo. Ovviamente d’estate riesco a spingermi fino al pomeriggio inoltrato, tenendo conto però del fatto che la luce a disposizione ha toni più caldi.
Un’altra scelta ricorrente che caratterizza la maggior parte dei miei scatti è la retroilluminazione: mi piace che la luce arrivi da dietro il mio soggetto evidenziandone così i contorni e ravvivandone i colori, oltre a conferire all’immagine consistenza e profondità di campo.

Da qualche anno per esaltare la luce, per un effetto di maggiore diffusione impiego un pannello riflettore. Si tratta di un accessorio di facile utilizzo il cui unico scopo è appunto quello di riflettere la luce con cui è possibile riempire aree che sembrano troppo scure o troppo in ombra.
Il mio modello è un 42 pollici chiamato “cinque in uno”: quando il tessuto esterno viene rimosso rimane una trama bianca trasparente che abitualmente pongo dietro il soggetto per diffondere e ammorbidire la luce. Diversamente è possibile sostituirlo con delle semplici tende bianche di tessuto: cotone o lino sono perfetti.
L’uso del pannello nel mio caso, non supplisce solo alla mancanza di tende adatte ma anche ad eliminare le ombre proiettate dalle grate di ferro dietro le finestre.

Per attenuare le ombre in genere utilizzo fogli di polistirolo o la stessa copertura del pannello (in genere quella argentata) stesa lungo un bastone appendiabito, utilizzato come braccio orientabile e ‘rozzamente’ incastrato tra i volumi della libreria. In questo modo posso proiettare la luce davanti o a lato della composizione e scegliere la situazione che preferisco.

Un altro accessorio di cui mi servo e che mi è utile solo in alcuni casi, e cioè quando ho la necessità di fissare il pannello ad una certa altezza e con una certa inclinazione, è lo stativo. Si tratta di un particolare cavalletto, che dotato di un elemento di giunzione, sostiene e orienta, dove si desidera, quasi tutti i tipi di riflettori per mezzo di un braccio regolabile.

In realtà l’utilizzo di questo accessorio non è così indispensabile se non in particolari occasioni e soprattutto se si ha disposizione dello spazio per montarlo. Nel mio caso si è trattato di un regalo che si rivela utile appunto solo in alcune circostanze.

Il cavalletto, invece è uno di quegli accessori di cui non potrei fare a meno, mi permette di fissare l’immagine e dedicarmi di più alla composizione della scena, sistemandola in genere scatto dopo scatto.

E a proposito di scatti, la modalità che preferisco è quella manuale che mi consente di tendere agli effetti di luce che preferisco in fatto di esposizione e iso.

I materiali che entrano nella composizione sono gli stessi che utilizzo in cucina, teglie (come nel caso delle ‘frittatine’) usate come piani di appoggio o tavole (il più delle volte abbandonate e recuperate) che mi capita di trovare in giro. Ci sono poi tessuti e tovaglioli che si prestano a diventare sfondi ogni volta che mi va di inseguire un particolare ‘effetto’ di colore.

Tutto quello che oggi mi capita di raccontare è frutto di una conoscenza molto poco consapevole: ed in effetti non so quanti e quali errori rientrino nel mio modo di fotografare o (peggio in questo caso!) in quello di ‘raccontare’ la fotografia; in ogni caso se nel mio ‘personale’ modo di procedere qualcuno trova il suggerimento che cerca, io sono felice!

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4 Comments

  • Reply Laura aprile 12, 2014 at 6:09 pm

    Ehi amica, ma quanto mi vuoi bene per definirmi 'fotografa all'opera'??;-)

  • Reply Trita Biscotti aprile 13, 2014 at 6:38 am

    Come sempre bellissimi post in questa rubrica!
    Grazie Laura per le tue perle, cercherò di metterle a frutto!! 😉

  • Reply Laura aprile 13, 2014 at 4:27 pm

    @Trita Biscotti
    Grazie a te! 🙂

  • Reply Francesca P. aprile 14, 2014 at 7:25 am

    Io conoscevo già la Laura fotografa all'opera, ma è un piacere aver letto nero su bianco il suo impegno e la serietà con cui "apparecchia" ogni volta il set… con un kit da vera professionista! 🙂 L'istinto è importante e di base serve un innato talento, che lei possiede… questo conferma la mia teoria che sì, la tecnica conta, ma in modo marginale… occhi, buona volontà e voglia di imparare portano più lontano!

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